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News › Nel paese del popolo muto
Repubblica pubblica un articolo dall'Estonia: Nel paese del popolo muto - alla frontiera russo-baltica. Chiara, che ha visitato l'Estonia alcune volte, commenta...
Paolo Rumiz è un giornalista che ha fatto del racconto dei propri viaggi un'arte. I resoconti del suo peregrinare nelle contrade “orientali”, che poi orientali non sono, tra Balcani ed ex terre imperiali, asburgiche o zariste che siano, hanno un sapore particolare per il lettore. Sembra sempre di scoprire qualcosa di nuovo, anche se i posti che Rumiz descrive sono già noti. Ebbene, nel caso dell'Estonia orientale, Rumiz tiene fede solo in parte alla sua fama. /.../
Forse per via della menomazione al piede, che può aver influito sul suo umore o sulla sua attenzione, assistiamo, nelle sue parole, a un passaggio frettoloso di scene diverse, che purtroppo non lasciano il segno nella fantasia del lettore.
Solo chi conosce bene l'Estonia può apprezzare in pieno un paio di passaggi davvero interessanti che, però, non hanno nulla a che fare col “viaggio”. Il primo passaggio è racchiuso nelle parole dell'estone russo Aleksandr Adamov: “Questa, bene o male è la mia patria. E la patria, come i genitori, non si sceglie”. Poche parole, un'osservazione banale. Che, però, cancellano tonnellate di materiale propagandistico nazionalista, fanno giustizia del razzismo ostentato da coloro la cui
madre, dice il proverbio, è sempre incinta. Il secondo passaggio è un passaggio doppio. Nel senso che sono in due, nel racconto, a parlare del Soldato di bronzo. L'estone russo e un camionista ucraino, con ogni evidenza un ucraino occidentale. Le parole sono diverse, e diverso è l'approccio al monumento. Ma le conclusioni portano il lettore allo stesso punto: la demolizione del Soldato di bronzo è stato un atto sconsiderato, un insulto per chi definisce l'Estonia “la mia patria”, e un danno economico per chi, in Estonia, è solo di passaggio.
Quello che non piace, nel racconto di Rumiz, è il titolo, quel titolo che definisce gli estoni “il popolo muto”. Anche tralasciando qualche ironia troppo facile sull'amore folle e un po' esagerato che gli estoni hanno per le vocali. Gli estoni non sono un popolo muto. Gli estoni sono dei gran chiacchieroni. È sufficiente aver condiviso la sauna con un estone, per aver goduto di tutta l'eloquenza ciceroniana che solo loro sanno avere in quell'ambiente. Il calore ti strozza, il cuore è sul punto di abbandonarti, ma gli occhi del tuo vicino estone parlano, anche se dalla sua bocca non escono vocali. E si può perfino scoprire che, una volta usciti dalla sauna, tutte quelle parole silenziose ma chiarissime riescono quasi a prendere la forma di un suono. Quasi.
Posted by oudekki Tuesday, August 19, 2008 (16:36:31)
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